L'Olio è Salute

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: l'olio extra vergine di oliva fa bene! E potrebbe fare anche meglio se lo si utilizzasse regolarmente in cucina, accompagnato da un vivere sano, da un'adeguata attività fisica e mentale. L'olio extra d'oliva, crudo o riscaldato, è il grasso più indicato per l'alimentazione, non soltanto per il suo aroma e il suo sapore, ma anche per l'insieme delle sue proprietà, tra le quali in particolare la sua composizione acidica con predominio di acidi grassi monoinsaturi e un perfetto equilibrio di polinsaturi, il suo contenuto di vitamina E, di protovitamina A e di antiossidanti, di effetto protettivo sulla salute.

I principali effetti benefici che questo straordinario prodotto ha sul nostro corpo sono:

  • combatte i radicali liberi
  • protegge cuore e arterie
  • rallenta l'invecchiamento celebrale
  • previene l'arteriosclerosi e abbassa il livello del colesterolo del sangue
Composizione chimica dell'olio di oliva
L'olio di oliva è per la quasi totalità composto da trigliceridi; gli acidi grassi più rappresentati sono l'oleico, il linoleico ed il palmitico. Ricco in giusta misura di acidi grassi insaturi, così come richiesto dalla moderna dietologia, contiene tra i costituenti minori, ma non per questo meno importanti, oltre al betacarotene (provitamina A) e i tocoferoli (vitamina E), tutta una serie di sostanze antiossidanti (composti fenolici, ecc.) importantissime sia per la conservazione dell'olio, che per l'aspetto nutrizionale ed antinvecchiamento (antagonisti dei radicali liberi). Importanti sono altresì i fitosteroli per la loro azione regolatrice sull'assorbimento del colesterolo. L'olio extravergine di oliva, per le sue doti peculiari e per la sua bassa acidità, è il miglior tipo di condimento da usarsi a crudo. L'olio di oliva e l'olio di sansa di oliva, essendo miscele di oli raffinati e oli vergini, presentano alcuni componenti tipici degli oli vergini in percentuali inferiori.

La qualità dell'olio di oliva
Come per qualsiasi altro prodotto di eccellenza, la qualità straordinaria dell'olio extravergine di oliva nasce dalla qualità della materia prima (le olive) e da quella del processo produttivo, dalla coltivazione del frutto alla molitura per l'estrazione dell'olio.
Di qui discende la necessità di una accurata selezione a monte dei frutti, posto che ogni loro difetto influenzerà direttamente il risultato della spremitura, con l'eliminazione preventiva dei raccolti attaccati da parassiti o colpiti da gelate.  
Le olive vengono trasportate nei tempi più brevi al frantoio e prima di procedere alla fase di estrazione, le olive vengono separate dal fogliame residuo e dalle impurità attraverso macchine automatiche ad aspirazione; segue poi un lavaggio con circolazione forzata di acqua, che elimina i residui e le impurità vegetali e minerali.
Naturalmente, il prodotto deve essere privo di contaminanti, come fitofarmaci, fito ormoni, antiparassitari, solventi idrocarburici e cloroderivati.

Salute a tavola
Alla base della nuova piramide nutrizionale, elaborata dal dottor W.C. Willet della Harvard Medical School, uno dei più famosi epidemiologi del mondo, è stato collocato l'olio di oliva, per le sue riconosciute proprietà antiossidanti e protettive nei confronti di diverse malattie, in particolare quelle cardiovascolari e degenerative. Questo significa che gli ambienti scientifici USA consigliano di assumere giornalmente l'olio d'oliva come principale fonte di grassi, relegando il burro ai vertici della piramide, vale a dire tra gli alimenti da consumare con estrema cautela. Nell'alimentazione dell'adulto, i grassi dovrebbero fornire dal 20 al 30% delle calorie totali. I grassi monoinsaturi (come l'acido oleico che prevale nell'olio d'oliva) possono arrivare a coprire anche fino al 15% delle calorie totali, perché riducono i livelli di colesterolo “cattivo” (LDL), senza abbassare quello “buono” (HDL). I grassi saturi, di origine animale, invece, dovrebbero restare al di sotto del 10% delle calorie totali. Lo stesso vale per i polinsaturi, che prevalgono in certi oli di semi quali mais, girasole, soia. Questi, infatti, sono sì in grado di ridurre i livelli di colesterolo LDL nel sangue, ma possono ridurre, seppure di poco, anche l'HDL. La “promozione” dell'olio d'oliva a “grasso buono” da parte degli ambienti scientifici americani è un riconoscimento che dovrebbe anche favorire, e in maniera marcata, l'esportazione di olio verso gli Stati Uniti.

Olio extravergine e diabete

Le diete con olio extravergine di oliva hanno dimostrato un effetto benefico per il trattamento dell'insulinoresistenza, generalmente associata ad obesità addominale. Questi fattori entrano nella patogenesi del diabete di tipo II, una patologia che, nei paesi industrializzati, sta assumendo proporzioni endemiche e che costituisce un importante fattore di rischio delle malattie ischemiche cardiovascolari. Le indicazioni dietetiche per i pazienti affetti da diabete di tipo II prevedono di solito un aumento dell'apporto di carboidrati complessi e di fibre e una diminuzione dei grassi, in particolare di quelli saturi. Studi recenti dimostrano tuttavia che una dieta in cui predominano gli acidi grassi monoinsaturi e relativamente ricca di grassi (40% dell'apporto calorico totale) non soltanto può essere più facile da accettare, ma può migliorare l'equilibrio glicemico e ridurre il fabbisogno di insulina.

La Food and Drug Administration raccomanda l'olio extravergine

La FDA, l'ente statunitense che effettua i controlli sulla sicurezza alimentare e sui farmaci, ha riconosciuto ufficialmente le proprietà benefiche per la salute dell'olio extravergine di oliva, grazie al suo contenuto di grassi non saturi che potrebbero ridurre i rischi di attacchi cardiaci e i problemi cardiovascolari. L'ente ha infatti autorizzato i produttori di olio ad indicare in etichetta che “mangiare due cucchiai di olio d'oliva al giorno può ridurre il rischio di danni coronarici”. Si tratta di un implicito ma concreto invito ai consumatori americani a sostituire con l'olio di oliva i grassi saturi abitualmente consumati, rivoluzionando le loro abitudini alimentari che hanno portato alla crescita esponenziale della diffusione delle malattie dovute ad una non corretta alimentazione. Basti pensare al record dei casi di obesità, che interessano negli Stati Uniti un adulto su quattro, un rapporto tre volte superiore a quello degli italiani. La possibilità di indicare in etichetta le proprietà terapeutiche dell'olio, provate scientificamente, è una novità assoluta nel mercato mondiale, che potrebbe presto essere estesa anche all'Europa unitamente all'indicazione del Paese di origine delle olive utilizzate, obbligo già da tempo vigente negli USA per l'olio di importazione. La notizia ha suscitato grande interesse in tutti i paesi esportatori di olio d'oliva, per i quali questa decisione rappresenta un'importante chance per affermarsi su un mercato di grande rilievo, come quello statunitense. I produttori italiani stanno valutando le strategie più adatte a salvaguardare, e possibilmente a rafforzare, la posizione che vede l'olio made in Italy dominare il mercato USA con una quota vicina al 70% ed un export che nel primo semestre 2004 ha toccato le 67mila tonnellate (+9,3%) per un controvalore di oltre 196 milioni di euro (+27%).


L'olio extravergine aiuta la salute delle donne

Secondo recenti studi condotti negli Stati Uniti su donne sottoposte a chemioterapia per cancro al seno, l'olio extravergine di oliva potrebbe migliorare l'efficacia della terapia, impedendo l'innescarsi di resistenze farmacologiche. L'acido oleico, di cui l'olio extravergine è ricco, infatti, abbasserebbe del 46% i livelli del gene Her- 2/neu, uno dei principali oncogeni causa del carcinoma mammario, stimolando contemporaneamente il funzionamento del farmaco “Herceptin” che ha come bersaglio proprio questo oncogene. Gli studi dei ricercatori americani dell'Università di Chicago hanno inoltre accertato che l'acido oleico stimola l'attività di un gene che agisce da freno naturale nella crescita del tumore, producendo la proteina p27Kip1. Questa molecola è importante anche perché impedisce alla donna sottoposta a chemioterapia di diventare resistente all'Herceptin. L'acido oleico, quindi, agisce su più fronti nella protezione della salute delle donne.



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